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Moani Haghighi
04 Ottobre 2001 - 15 Novembre 2001

Quando ho conosciuto Moani Haghighi, qualche anno fa, ciò che mi ha subito interessato, al di là della simpatia e amicizia umane, era quella strana commistione tra Oriente e Occidente che lui forse non vedeva ma che nei suoi lavori io percepivo: iterazione, decorazione, simbolo ne erano gli ingredienti e, in parte, lo sono tuttora, anche dopo anni di lavoro in Italia, Paese attraversato artisticamente da tutte le mode possibili.
La cosa che più mi colpiva e mi colpisce é la sicurezza e la certezza con cui persegue il suo scopo, anche al di là della sua opera: é il suo essere e considerarsi “artista” il tratto più autenticamente “artistico” di tutta la sua vita d’artista, senza togliere nulla alle sue opere, che ne sono l’emanazione diretta. Diversamente da quanto accade in un sistema dell’arte sviluppato ed eticamente agnostico, nella cultura da cui Haghighi proviene, l’artista conserva quell’alone quasi profetico che lo qualifica come interprete per così dire “autorizzato” del mondo, e al contempo gli fornisce quella forza, quella resistenza per poter sopportare l’eventuale incomprensione del mondo stesso. Haghighi é cosciente di questo ruolo, lo accetta, lo rispetta e ne é orgoglioso: la funzione dell’artista, prima di essere un artefice di opere, é quella di “custode” del mondo, ruolo che cerca di svolgere al meglio attraverso il lavoro. Quel lavoro che proprio per questo non necessita di riconoscimenti immediati, e che gioca sui tempi lunghi: convinto di venire da lontano, é altrettanto sicuro di andare lontano, di “guardare oltre”, in una sorta di comunione globale tra uomo e cosmo. In questo senso l’opera d’arte non é che il mezzo per comunicare questa specie di fratellanza, attraverso un linguaggio il più possibile universale, che per Haghighi é quello del simbolo archetipico, vecchio quanto il mondo e appartenente all’umanità tutta, senza distinzioni: convinzioni forti, intatte, antiche.
Marco Meneguzzo, Aprile 2000


La Galleria Lawrence Rubin inaugura la stagione autunnale 2001 con una mostra personale del pittore iraniano residente in Italia Moani Haghighi (Tabriz, Iran, 1959). Verranno presentati 6 grandi acrilici su tela di lino, frutto della produzione più recente dell’artista.

Diplomato in Matematica e Fisica Moderna a Teheran, Moani Haghighi si dedica da sempre alla pittura partecipando sin dal 1975 a numerose esposizioni. Nel 1980 si trasferisce in Italia e si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Nel 1990 si trasferisce a Milano, dove attualmente vive e lavora.

GALLERIA RUBIN HA UNA NUOVA SEDE. Ci siamo trasferiti in via Santa Marta, 10 - Milano